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Soprintendenza archivistica della Sardegna

I soggetti produttori

Società Bonifiche Sarde - SBS

La Società anonima Bonifiche Sarde (Sbs) fu costituita a Milano il 23 dicembre 1918 presso lo studio del notaio Federico Guasti con capitale iniziale di un milione di lire, portato successivamente a otto milioni il 31 gennaio 1919. Soci fondatori erano il comm. Mino Gianzana, direttore della Banca Commerciale Italiana, l'ing. Giulio e il dott. Bruno Dolcetta, rispettivamente consigliere delegato della Società Imprese Elettriche Tirso e della Società Elettrica Sarda il primo, e condirettore della Banca Commerciale Italiana, il secondo, il comm. Giuseppe Menada e il prof. Ferdinando Adamoli. Furono nominati presidente della Sbs il sig. Menada, e amministratore delegato l'ing. Dolcetta.
La Società nasceva con lo scopo di realizzare la bonifica idraulica e agraria delle terre della Sardegna centro occidentale nel territorio del Campidano di Oristano, all'epoca Provincia di Cagliari. La parte idraulica del progetto prevedeva il risanamento delle zone paludose e malariche dei Comuni di Terralba, Uras, Marrubiu e San Nicolò d'Arcidano, la sistemazione e il contenimento delle periodiche e disastrose piene del rio Mogoro, rendendo la zona economicamente produttiva, grazie anche a capitali statali e della Provincia di Cagliari. Il progetto prevedeva la costruzione di fabbricati colonici, lo sfruttamento agricolo delle terre e l'allevamento del bestiame tramite l'impiego di macchine, sementi, concimi e tutto ciò che fosse necessario. Bonifica idraulica e bonifica agraria erano dunque strettamente connesse.
Il 16 gennaio 1919 il consiglio di amministrazione della Sbs approvò la proposta fatta da Dolcetta di affidare all'ing. Angelo Omodeo la progettazione della bonifica e agli ingg. Dionigi e Stanislao Scano la sua realizzazione.
La storia della bonifica trae origine dalla legislazione nazionale di fine Ottocento e inizi del Novecento che contemplava interventi specifici relativamente al riordino idraulico dello Stato. Infatti, le leggi speciali per l'Isola, promosse dal Ministro dell'Agricoltura Francesco Cocco Ortu il 2 agosto 1897, per la sistemazione idraulica e la bonifica di cinque bacini idrografici, e la successiva Legge n. 1390 del 30 maggio 1913 dei ministri Nitti e Sacchi - Provvedimenti relativi alla costruzione di serbatoi e laghi sul Tirso e sul fiume Sibari - avviarono difatti la realizzazione della diga sul Tirso. L'ing. Giulio Dolcetta, l'avv. Antonio Pierazzuoli, direttore della Cassa ademprivile della Provincia di Cagliari, e l' on. Felice Porcella, sindaco di Terralba dal 1895 sino al 1911, e deputato socialista dal 1913 al 1919, furono fondamentali per la costituzione della Società e per le future opere di bonifica. Già nel maggio del 1918 l'avv. Pierazzuoli aveva presentato all'ing. Dolcetta, ottenendone l'approvazione, il suo Piano generale finanziario di bonifica integrale e di colonizzazione interna in Sardegna, proposta di legge sostenuta in Parlamento dallo stesso Porcella, che si assunse anche l'onere di far accettare ai terralbesi e ai proprietari terrieri il piano di bonifica e fare in modo che cedessero le loro terre alla costituenda Società. L'avvio dei lavori di bonifica furono approvati e deliberati dal Consiglio Comunale di Terralba nel novembre 1918, e la Giunta fu autorizzata a «concedere in enfiteusi a trattativa privata i terreni comunali aperti e incolti situati nella zona esterna del proprio territorio … per un annuo canone, al netto di ogni imposta, non inferiore a lire trentamila, colle norme di legge e con quelle altre più vantaggiose condizioni che la stessa Giunta avrebbe potuto stipulare nell'interesse del Comune, di provvedere al bonificamento agrario e igienico dei terreni ceduti, e alle opere di bonifica e sistemazione idraulica di prima categoria dell'intero territorio dei comuni del mandamento».
Il contratto venne firmato il 9 giugno 1919 a Terralba dal sindaco, Cornelio Villafranca, e dall'ing. Giulio Dolcetta in rappresentanza della Società Bonifiche Sarde.
Il Comune cedeva in enfiteusi alla Società terreni di sua proprietà per una estensione catastale di ettari 3348, are 6, centiare 88, per la durata di anni trenta prorogabili. Come corrispettivo di tale cessione, fu stabilito un canone annuo di lire 53.569,10 pari a £ 16 per ettaro.
Il canone fu successivamente ridotto a £. 51.462 e sempre regolarmente pagato dalla società concessionaria. Accordi vennero stipulati anche con i proprietari terrieri privati. Furono così acquisiti lo stagno di Sassu, ettari 2130; la proprietà Villafranca, ettari 820; la proprietà Siviero, ettari 920; la proprietà Vaccargiu e altri terreni per 8000 ettari ca.
Tra il 1919 ed il 1920 la Società controllava dunque un'area di ca. 7877 ettari delle terre situate nella piana di Terralba, e ne divenne proprietaria il 5 dicembre 1928. L'impiego di lavoratori salariati provenienti dai paesi vicini e di minatori dell'Iglesiente si rivelò determinante per l'avvio dei lavori; e nel 1921 con la concessione statale della bonifica di Terralba Stagno di Sassu e sue adiacenze, la Società iniziò l'incanalamento del rio Mogoro e degli altri corsi d'acqua, rio Mannu e rio Bellu.
Intanto, dal 1928 nel terralbese cominciarono ad arrivare i primi nuclei familiari di coloni friulani, mantovani, vicentini e padovani, polesani, romagnoli, veronesi, veneziani, e sardi da tutta l'Isola, ai quali furono assegnati i primi poderi, costituiti da una casa colonica e un ettaro di vigneto con alcuni capi di bestiame, e costruiti nei centri colonici di Alabirdis, S'Ungroni, Pompongias, Luri, Torrevecchia, Linnas e Tanca Marchese, sorti già dal 1924 - 1925, e retti dagli agenti rurali, dipendenti dalla Sbs. Da un sistema di gestione diretta delle terre bonificate si passò dunque alla stipula di contratti di mezzadria con i nuovi arrivati.
La nascita e lo sviluppo dei centri colonici determinò la necessità per i nuovi arrivati di avere un centro urbano che fornisse i servizi principali di cui avessero bisogno, e l'ing. Carlo Avanzini curò con la Società Sarda Costruzioni i progetti e realizzò gli edifici pubblici della prima fase del villaggio nella zona centrale della bonifica, Alabirdis, la cui struttura ricalcò perfettamente quella dei luoghi di provenienza degli immigrati.
Dopo il 1933 all'Avanzini subentrò l'architetto Giovanni Battista Ceas che interpretò nelle nuove opere edificate i gusti architettonici tipici del regime fascista. Intanto, il 29 ottobre 1928 era stato inaugurato alla presenza di Costanzo Ciano, Ministro delle Comunicazioni, in rappresentanza di Vittorio Emanuele III e del governo Mussolini, il Villaggio Mussolini, sorto sui territori bonificati a partire dall'aprile del 1922, ed eretto in comune autonomo il 15 marzo 1931 - Legge n. 1869, 29 dicembre 1930 - con la denominazione di Mussolinia di Sardegna, annoverata, di nome ma non di fatto, tra le città di fondazione fascista.
Di pari passo, dai primi anni del 1920 fino al 1933 proseguivano i lavori di bonifica idraulica e agraria che culminarono il 4 novembre 1934 con l'inaugurazione dell'idrovora di Sassu, ideata dall'ing. Flavio Scano, che avrebbe consentito i lavori di prosciugamento e di difesa del comprensorio dello stagno omonimo. Ma, la visione e la concezione del progetto iniziale mutarono quando cominciarono a mancare la collaborazione tra Stato e Industria, e nuovi enti statali come l'Istituto per la Ricostruzione Industriale (Iri), furono privilegiati alla Sbs. Fu dunque in questo clima che si arrivò nel luglio 1933 alle dimissioni di Dolcetta per inconciliabili divergenze col direttivo societario, e alla sua sostituzione con l'ing. fiorentino Piero Casini.
Con le dimissioni di Giulio Dolcetta venne meno anche il contributo della Banca Commerciale Italiana, la cui quota azionaria fu trasferita all'Iri.
Tra la fine del 1933 e per tutto il 1934 sotto la presidenza Casini furono prodotti una serie di progetti e studi sulla bonifica idraulica e sulla trasformazione fondiaria di Mussolinia anche con l'apporto dell'ing. Emilio Testa. Ma, le limitate disponibilità finanziarie dell'epoca ed il continuo variare dei prezzi costrinsero l'ingegnere a rivedere le previsioni e a ridurre i lavori.
Intanto, l'assemblea generale dei soci della Sbs il 31 marzo 1938 modificò l'art. 2 dello statuto, dando priorità all'esercizio agrario piuttosto che alla bonifica idraulica e agraria. In questo modo la Società poneva un freno alla volontà di trasformare e modificare l'ambiente agrario sardo e si concentrava maggiormente sulla produttività.
La stessa gestione dell'azienda, portata avanti da Casini, evidenziava come questi prediligesse il raggiungimento del profitto con la consapevolezza che senza gli sforzi compiuti e la politica adottata fino a quegli anni, difficilmente si sarebbero raggiunti buoni risultati sul piano della trasformazione fondiaria e della crescita produttiva.
Il contributo di Casini per la Società si dispiegò lungo un ventennio durante il quale, nel 1937, poté annunciare l'imminente completamento della bonifica di Terralba; mancavano solo alcune opere necessarie per garantirne la conservazione.
Nel frattempo, Mussolinia di Sardegna con la caduta del Fascismo aveva assunto la denominazione di Arborea, R. D. n. 68 del 17 febbraio 1944.
Nel 1952 subentrò all'ing. Casini, Rino Giuliani, il quale, nonostante la bonifica fosse sostanzialmente completata, apportò ugualmente numerose modifiche: stabilì per le colture una rotazione semestrale che permise di raggiungere ottimi rendimenti aziendali, creò un vivaio con impianto di autoclave per la disinfestazione basata sul bromuro di metile, continuò le opere di dissodamento e completò quelle del diversivo Sant'Anna e del Canale delle acque alte, ultimò le opere di difesa idraulica di Sassu. L'Iri continuò a gestire la società fino al 1950 quando - con l'entrata in vigore della Legge Segni sulla Riforma Fondiaria che prevedeva l'esproprio delle terre e la loro assegnazione a contadini nullatenenti, la trasformazione fondiaria, la realizzazione di infrastrutture, l'organizzazione in cooperative e l'assistenza tecnica -, il pacchetto azionario della Sbs passò all'Ente per la Trasformazione Fondiaria e Agraria della Sardegna (Etfas) ed i mezzadri ottennero l'assegnazione dei rispettivi poderi, stabilendo il loro riscatto in trent'anni. Ottomila ettari di territorio bonificato divennero proprietà dei mezzadri, ed una superficie di minor misura, divenne proprietà dei residenti dei Comuni di Terralba e Marrubiu, denominati "Quotisti Sassu"; mentre circa 680 ettari rimasero proprietà della Sbs e costituirono l'attuale azienda agricola delle Bonifiche Sarde spa. L'Etfas si fece dunque promotore del passaggio dei coltivatori dalla condizione mezzadrile a quella di assegnatari e cooperatori.
Alla Bonifiche Sarde rimase comunque la proprietà di alcune aziende, delle fasce forestali, delle pinete e di buona parte del patrimonio edilizio di Arborea. In seguito, con l'istituzione del Consorzio di Bonifica del Campidano di Terralba ed Arborea tutte le opere di bonifica, irrigue, di sollevamento, distribuzione e colo furono affidate allo stesso Consorzio.
Atttualmentela Società è in liquidazione ed è partecipata al 100% dall'Ente regionale Laore.

 

Aziende Alimentari Associate - AAA
La Società Bonifiche Sarde nel 1937 separò l'attività dell'Azienda agraria dando vita alle Aziende Alimentari Associate (3A), avente lo scopo di creare in Sardegna stabilimenti per la produzione e commercio di latticini, conserve alimentari, vini, olii, per la lavorazione dei prodotti della terra e della zootecnica. Nel 1956 nasce la Cooperativa assegnatari associati di Arborea (3A) la quale rileva lo stabilimento delle Aziende alimentari associate e così dal 1957 si assiste al passaggio del caseificio della società Aziende alimentari associate alla nuova Cooperativa 3A, che segna l'avvio di un autentico fenomeno imprenditoriale e di un processo di valorizzazione del comparto lattiero caseario in Sardegna.


Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna - ETFAS
Con l'entrata in vigore della Legge Segni sulla Riforma Fondiaria che prevedeva l'esproprio delle terre e la loro assegnazione a contadini nullatenenti, la trasformazione fondiaria, la realizzazione di infrastrutture, l'organizzazione in cooperative e l'assistenza tecnica, fu costituito in Sardegna l'Etfas - D.P.R. n. 265 del 27 aprile 1951 -, che si fece promotore del passaggio dei coltivatori dalla condizione mezzadrile a quella di assegnatari e cooperatori.
Infatti, dalla fine della II Guerra mondiale agli anni Cinquanta del Novecento, la questione agraria aveva rappresentato un importante capitolo della storia italiana. Anche in Sardegna era palese lo squilibrio causato dall'esistenza di tanti piccoli appezzamenti frammentati, di contro a estensioni terriere paragonabili a latifondi. L'obiettivo della Riforma Fondiaria e Agraria fu di creare migliori condizioni di vita agli agricoltori. L'Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna acquisì un'estesa superficie di terreni, derivante da compravendite, espropri, permute oltre che dall'Ente Sardo di Colonizzazione. Vennero assegnati oltre tremila appezzamenti fra poderi e quote.
Con il D.P.R. n. 257 del 14.2.1966 l'ETFAS assunse la denominazione di ETFAS - Ente di sviluppo.
Nel 1984 l'Etfas assunse la denominazione di Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura (Ersat), L.R. n. 5, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, e strumento operativo della Regione Autonoma della Sardegna, con il compito di fornire assistenza tecnica e aggiornamento professionale agli operatori e alle associazioni agricole, erogare assistenza alla produzione e alla valorizzazione dei prodotti agro-alimentari, attuare programmi operativi per l'applicazione delle politiche agricole comunitarie. L'attività dell'Ersat si è chiusa il 31 luglio 2007, quando con l'approvazione della Legge Finanziaria 2007 la LAORE (l'agenzia per l'attuazione dei programmi regionali in campo agricolo e per lo sviluppo rurale) e l'Argea Sardegna (l'agenzia per la gestione e l'erogazione degli aiuti in agricoltura della Regione Sardegna) subentrarono all'esercizio di parte delle funzioni svolte dall'Ersat e dai Servizi ripartimentali dell'agricoltura di Sassari, Cagliari, Nuoro e Oristano che erano in capo all'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.


Società Elettrica Sarda - SES
La Società Elettrica Sarda (Ses) venne istituita il 4 novembre del 1911 a Livorno con capitale iniziale pari a 600mila lire, l'appoggio della Banca Commerciale Italiana, della Bastogi e della Società Strade Ferrate Meridionali, sfruttando le agevolazioni e le sovvenzioni statali previste per la Sardegna dalle leggi speciali finalizzate allo sviluppo economico dell'Isola tramite la sistemazione idraulica. Fine precipuo della società era la gestione di centrali generatrici di energia elettrica da erogare per l'illuminazione, il funzionamento delle ferrovie e delle tranvie e per scopi industriali. La Ses conobbe una forte espansione, e ad un anno dalla sua nascita Alberto Lodolo, amministratore delegato, concluse accordi per la costruzione e gestione dell'impianto elettrico della città di Cagliari.
Intanto, il 24 maggio 1913 era stata istituita la Società Imprese Idrauliche ed Elettriche del Tirso, braccio operativo della Ses per le costruzioni sul Tirso e sul Coghinas. Consigliere delegato della nuova impresa fu nominato l'ing. Giulio Dolcetta che rimase alla guida del Gruppo fino al 1933.
Fino al 1957 la sede della Direzione generale della SES era a Roma, mentre Cagliari era la sede della Direzione di esercizio; poi, in seguito a delibera del consiglio di amministrazione, tutta l'organizzazione generale della SES venne concentrata a Cagliari. La produzione di energia elettrica da parte della Ses, iniziata nel 1914, doveva favorire lo sviluppo economico isolano: la crescente disponibilità di energia elettrica e di risorse idriche diede infatti impulso all'agricoltura e alla trasformazione industriale dei prodotti agro-pastorali, nonché all'industria estrattiva, metallurgica, chimica e edile. Le centrali termiche della Ses furono le prime a utilizzare il carbone del Sulcis, dando un notevole impulso alla valorizzazione di quel bacino fino alla sua definitiva affermazione negli anni Trenta del Novecento, con l'apertura di nuove miniere, la costruzione di Carbonia, del porto di Sant'Antioco e la costituzione di una nuova centrale termica d'intesa con la Società Mineraria Carbonifera Sarda.
Nel 1946 la Ses costituì la Società Idroelettrica dell'Alto Flumendosa cui affidò il completamento e l'esercizio degli impianti idroelettrici sul fiume omonimo.
La L.R. n. 9 del 7 maggio 1953 portò alla costituzione dell'Ente Sardo di Elettricità, controllato dalla Regione sarda, dalle industrie minerarie, dalla Ses e altre imprese.
Ma, in seguito all'emanazione della L. n. 1643 del 6 dicembre 1962, che determinò la nazionalizzazione delle industrie elettriche e la costituzione dell'Enel, la Ses fu assorbita dal nuovo ente, D.P.R. n. 346 del 29 marzo 1963.


Società Sarda Costruzioni - SSC
Strettamente legata alle vicende della Società Bonifiche Sarde, per volontà dell'ing. Dolcetta e della Banca Commerciale Italiana, veniva costituita a Cagliari il 7 ottobre 1922, con capitale iniziale pari a 250mila lire, la Società Sarda Costruzioni (Ssc), con azioni subito riscattate dalla Società Tirso e dalla Banca Commerciale.
Il consiglio d'amministrazione venne formato da persone di fiducia del Dolcetta: la presiedeva l'avvocato Antonio Pierazzuoli e tra i consiglieri, oltre allo stesso Dolcetta, figuravano Luigi Bruschetti, direttore del cementificio di Cagliari della Società dei Cementi Portland, costituita anch'essa con i capitali della Commerciale, Arturo Lazzari ne era il sindaco, mentre il cognato di Dolcetta, Carlo Avanzini, il direttore. Fine dell'impresa era la costruzione di fabbricati e strade per la colonizzazione delle terre della bonifica del Campidano di Oristano. A due anni dalla sua nascita, nel 1924, la Ssc non solo aveva portato a compimento la costruzione di quattro centri colonici: Linnas, Pompongias, Alabirdis e S'Ungroni, ma aveva assunto anche la realizzazione a Cagliari del palazzo che avrebbe ospitato la sede delle società del Gruppo sardo e la costruzione di una nuova centrale termica in cemento armato commissionata dalla Società Elettrica Sarda.
Il 1° maggio 1933 a seguito dell'assemblea generale degli azionisti, presso la sede sociale di via Po a Roma, confluì nella Società Bonifiche Sarde.

 



Ultimo aggiornamento: 25/03/2021