Dichiarazioni

Quando il Soprintendente valuta che un archivio  privato abbia le caratteristiche di bene culturale, propone che esso venga dichiarato di "interesse storico particolarmente importante" (D.lgs n. 42/2004, Codice dei Beni Culturali e del paesaggio).

L'atto formale di dichiarazione assoggetta il proprietario, possessore o detentore dell'archivio ai vincoli previsti dal Codice circa la tutela e la circolazione dei beni culturali della nazione.

Il termine per un eventuale ricorso contro il provvedimento di dichiarazione è di 30 giorni dal ricevimento della notifica dello stesso. L'eventuale ricorso dovrà essere presentato alla Direzione Generale per gli archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che è tenuta ad esprimersi su di esso entro 90 giorni.

Una volta formalizzata la dichiarazione, il privato dovrà provvedere alla corretta conservazione dei documenti e alla loro inventariazione, consegnando alla Soprintendenza archivistica copia degli inventari e dei loro aggiornamenti.

Gli interventi sugli archivi dichiarati (ordinamento, restauro, riproduzione, scarto, spostamento...) devono essere autorizzati dal Soprintendente e consentono al proprietario, possessore o detentore di richiedere contributi statali e/o di usufruire di agevolazioni tributarie (artt. 31, 34, 35 del Codice).

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Consultazione di archivi privati

Mentre la consultazione degli archivi degli Enti Pubblici è libera e gratuita e viene autorizzata dagli stessi enti, nel rispetto delle norme vigenti, il privato proprietario, possessore o detentore di documentazione dichiarata deve consentirne la consultazione a chi ne faccia richiesta motivata attraverso il Soprintendente archivistico (art. 127 del Codice)

La stessa norma pone i seguenti limiti alla consultazione:

I privati proprietari possessori o detentori di archivi dichiarati di interesse culturale possono inoltre porre la condizione di non consultabilità per tutti o parte dei documenti dell'ultimo settantennio.

L'autorizzazione alla consultazione di materiale dichiarato di natura riservata è di competenza del Ministero dell'Interno per il tramite della Soprintendenza archivistica. In ogni caso, lo studioso che consulta documenti di archivi privati è tenuto all'osservanza del "Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici" (allegato al d.lgs 30 giugno 2003, n. 196).

Sono escluse dalla consultazione degli archivi vigilati, pubblici e privati, come delle biblioteche e degli archivi statali, le persone inserite nell'apposito elenco, aggiornato e trasmesso dal Ministero ai propri uffici periferici, a causa di sentenze o procedimenti in corso per sottrazione o danneggiamento del patrimonio documentario.

 

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