Caro agli dei

Il 2 dicembre 2015 alle ore 17.00, presso l' Aula multimediale 6 "L. Geymonat" della Facoltà di Studi Umanistici dell'Università di Cagliari, la Soprintendenza archivistica della Sardegna, in collaborazione con il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, presenterà il volume a cura di Maria Rosaria Lai: Giaime Pintor e il lungo viaggio nell'antifascismo italiano. Le carte, la memoria, la storia che raccoglie gli atti dell'omonimo convegno, tenutosi a Cagliari il 25-26 novembre 2013.

Interverranno, oltre al Soprintendente Monica Grossi, Valeria Deplano, Carlo Ferrucci, Eros Francescangeli, Elisabetta Gola.

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Giornate di studio: Giaime Pintor e il "lungo viaggio" dell'antifascismo italiano. Le carte, la memoria, la storia. 25 - 26 novembre 2013, Teatro lirico di Cagliari

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Cominicato Khorakhane.eu (sito

Comunicato Ilmessaggerosardo.com (sito

Comunicato Sardegnareporter.it (sito

Comunicato Scoopsquare.com (sito

Comunicato Pressinsardinia (sito )

Comunicato Addarte.it (sito )


Articolo de La Nuova Sardegna del 15/11/2013 (pdf ) (sito)

Articolo de Il Manifesto del 23/11/2013 (pdf)

Articolo de L'Unione Sarda del 24/11/2013 (pdf )(pdf)

Articolo de La Repubblica del 25/11/2013 (pdf

Articolo de La Nuova Sardegna del 27/11/2013 (pdf) (sito)

Articolo de L'Unione Sarda del 05/12/2013 (pdf)(pdf)


 

Caro agli dei è uno spazio riservato alle iniziative che nel corso del 2013 la Soprintendenza archivistica dedicherà alla straordinaria figura di Giaime Pintor, intellettuale di origini cagliaritane, affermatosi giovanissimo ai vertici del mondo letterario europeo, morto nel 1943, a soli 24 anni, combattendo il nazifascismo tra le fila partigiane.  
  
  

Caro Giaime
      

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"Mi accorgo, a contatto con questi giovani, di come, sotto l'apparente sonnolenza sia formidabile il mio interiore dinamismo. Appaiono i primi risultati di quel meraviglioso movimento di preparazione spirituale che è la mia adolescenza ... Se Dio mi darà il tempo di raccogliere tutti i frutti credo che la mia sarà una vita veramente compiuta. Perché l'unica certezza è che dobbiamo vivere il più nobilmente possibile."

Giaime ai genitori, 1937

— O —

"Liguria, 30 agosto 1940

Carissimi,

vi scrivo da una specie di scanno egizio che i soldati hanno costruito davanti alla mia tenda: l'accampamento è deserto e la pineta tranquilla sotto un'ambiguo cielo di settembre. Non credo che si possa vivere una vita barbara e inerte come quella che viviamo noi da cinque giorni. Pure le lunhge ore passate a dormire sotto gli alberi avranno un effetto benefico sulla mia salute (che non ne aveva bisogno) e la leggera ebetudine del caldo e della resina impedirà le reazioni vivaci. A mio favore sta finalmente l'assoluta indifferenza per le circostanze esterne.Le angosce dei miei compagni che si lamentano del letto corto, del letto umido e del letto duro mi sono ignote: dormo benissimo, avvolto in coperte polverose, sotto una tenda che ho fatto costruire e che ho adornato di qualche raffinatezza (un candeliere in fil di ferro)."

Giaime in Doppio diario 1936-1943, a cura di M. Serri, 1978, p. 79-80

- O - 

"Come espressione immediata e piuttosto incivile di un forte individualismo nutrivo in quegli anni convinzioni aristocratiche ... Inoltre ero trascinato da una furiosa ambizione. Questo sentimento non subì mai una crisi: si sciolse per inconsistenza come la mia fede religiosa. Capii che diventar papa per dominar su tutti i sovrani della terra non era come avevo immaginato la meta delle ambizioni umane e neppure una sorte invidiabile ... capii anche che la nozione di potere è una delle più equivoche ..."       

Giaime, note autobiografiche s.d., in Il sangue d'Europa, a cura di V. Gerratana, 1975, p. IX

— O —

"Sofferenza si identifica per me con privazione di libertà. Ricordo di aver fisicamente sofferto in certe ore di scuola e poi nel periodo della mia vita militare per questa privazione di libertà più che per qualsiasi altro dolore. Così il pensiero della prigione mi ha sempre riempito di sgomento. I dolori temuti dagli uomini - la perdita di esseri cari, il pericolo, l'angoscia - mi sono sempre parsi giusti e sopportabili, ma la perdita della propria libertà l'unico male a cui non vi è rimedio."      

Giaime in Doppio diario 1936-1943, a cura di M.  Serri, 1978, p. 117


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