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Soprintendenza archivistica della Sardegna

Il Codice A o Libre Gran di Alghero, manoscritto in pergamena che contiene i privilegi concessi alla città di Alghero dal 1260, Archivio comunale di Alghero


Archivi di Regione e comuni

Per quanto riguarda l'archivio della Regione Autonoma della Sardegna, l'Ente sta provvedendo alla sua costituzione, che considera un debito istituzionale verso il popolo sardo. Sta dunque assumendo fisionomia una nuova fonte di studio sulla principale realtà politica e amministrativa sarda degli ultimi cinquant'anni: un patrimonio documentario vario, sia per la tipologia dei supporti (disegni, filmati, foto, registrazioni sonore), sia per le tematiche, tra cui le politiche del lavoro, l'emigrazione, l'attuazione del Piano di Rinascita, il rapporto con l'ambiente e il territorio.

Il potenziale degli archivi regionali in tema di storia economica e ambientale si completa con la documentazione degli enti regionali detti Strumentali, come l'ERSAT (già ETFAS), l'EAF, il CRAS, l'ESIT, l'ISOLA. Non tutti sono provvisti di inventario, ma ai fini della ricerca risultano utili i censimenti effettuati dalla Soprintendenza. Lo stesso discorso vale per l'archivio ERLAAS-CRAI, l'Ente Regionale per la Lotta Antianofelica in Sardegna, cha dal 1946 al 1950 attuò la grande campagna di lotta antimalarica, uno degli esperimenti più importanti al mondo in campo sanitario. La RAS ne ereditò le competenze, che espletò attraverso il Centro Regionale Antimalarico e Anti-Insetti fino al 1980, e in seguito direttamente attraverso l'Assessorato alla difesa dell'ambiente. Nell'87 le sue funzioni furono infine delegate alle Province. L'archivio dell'ex CRAI è composto da oltre 3000 buste, 120 rotoli di disegni e mappe, e da una ricchissima serie fotografica. Tale materiale è riconducibile al servizio amministrativo dell'Ente, a quello entomologico e a quello operativo di eradicazione della zanzara indigena, vettrice della malaria, la "sarda intemperie", che fin da tempi antichissimi prosperava nell'isola colpendo la maggioranza dei suoi abitanti.

Collegato alla tutela dell'ambiente è anche l'archivio dell'Osservatorio astronomico, sede locale del Servizio Internazionale di Latitudine che, istituito a Carloforte nel 1899, si occupa del monitoraggio degli spostamenti dell'asse terrestre. All'indiscusso interesse scientifico si associa, in questo caso, il valore aggiunto delle annotazioni personali degli impiegati, con le loro poesie o le osservazioni sull'andamento bellico nel 1943.

 

Archivi delle più antiche province sarde

L'archivio della Provincia di Sassari, a partire dal 1838 conserva documentazione relativa a tutti i settori di attività dell'ente, tra cui spicca per completezza quella sull'aspetto amministrativo della gestione manicomiale, demandata alle Deputazioni provinciali sin dal 1860. L'archivio della provincia di Sassari è correttamente ordinato e quindi facilmente consultabile.

L'archivio della Provincia di Cagliari è stato invece inventariato e, come quello di Sassari, vanta serie documentarie che risalgono alle sue origini, quali gli atti del Consiglio (1849-1952). Importanti, nonostante gravi lacune, anche altre serie (Assistenza e beneficenzaLavori pubbliciSanità e igienePubblica istruzione) e diversi archivi aggregati (Opera Nazionale Maternità e Infanzia, Coop. di Consumo e Mutua AssistenzaConsorzio di Bonifica della Spiaggia di BonariaOspedaletto delle malattie infettive).

 

Archivi dei Comuni 

Tra i tanti vigilati dalla Soprintendenza, gli archivi comunali meritano sicuramente il primo posto. L’attività di vigilanza si esercita tanto sulla parte contemporanea, di deposito e anche corrente, con tutte le problematiche oggi derivanti dalla transizione verso le memorie digitali, quanto sulla sezione storica.

Gli archivi storici comunali sardi rimontano per la maggior parte ad un passato molto risalente.  Essi possono essere raggruppati in due categorie:

  • gli archivi delle città regie (Cagliari, Sassari, Oristano, Alghero, Bosa, Iglesias e Castelsardo), dotate di un'organizzazione di tipo municipale sin dal XIV secolo;
  • gli archivi delle ville rurali, ossia della maggior parte degli altri comuni, che, di massima, datano alla fine del XVIII sec.; la quasi totalità del territorio sardo fu infatti infeudato e privato di autonomia amministrativa fino al 1771, anno in cui il governo sabaudo istituì i Consigli comunitativi come primo organo rappresentativo delle comunità di villaggio.

Aggregati agli archivi comunali si trovano talvolta gli archivi degli antichi Monti di Soccorso

 

Città regie

Al vertice di questa categoria si pone l'archivio del comune di Cagliari.

Esso è formato da una cospicua raccolta di Pergamene (1070-1804) e di Carte reali (1358-1719), attestanti i rapporti tra il potere regio ed il comune; da codici come gli Usatici di Barcellona (sec. XIV), che raccolgono norme e consuetudini del diritto barcellonese, e le Ordinazioni dei Consiglieri (sec sec. XIV), contenenti disposizioni sulla vita pubblica nella città. Arricchisce il corpus archivistico il Libro Verde, preziosa raccolta di privilegi, immunità e franchigie concesse alla municipalità dall'autorità sovrana. Rilevante anche la documentazione prodotta dall'Obriere, il Mostazzaffo e il Padre d'orfani (secc. XVI-XIX, primi decenni), impiegati civili operanti, rispettivamente, nel settore edilizio, annonario e assistenziale. La serie delle Deliberazioni (secc. XVI¬XX), fonte importantissima per qualsiasi tipo di ricerca, è integrata da quella delle Cause Civili (secc. XV¬XIX), che vedono la municipalità impegnata in frequenti liti con vari soggetti, dagli Atti pubblici della città di Cagliari (secc. XVIII¬XIX), consistenti in contratti con cui il comune dava in appalto a privati alcuni fondamentali servizi pubblici, e da quella degli Affari diversi (secc. XIV-XIX), miniera di eterogenee informazioni. Da segnalare sono anche la serie della Dogana civica (secc. XVII - XIX) e le serie contabili della Cassa ordinari, della Frumentaria (secc. XVII - XIX) e dei Mandati di pagamento (secc. XVII-XIX). Il fondo dell'Ospedale di S. Antonio (1535-1761) e quello denominato Lazzareto, sanità e ancoraggio (1643-1778) testimoniano gli interventi comunali nel campo della prevenzione e dell'assistenza sanitaria, mentre la documentazione sui Sindacati di quartiere (secc. XVI-XIX) è un esempio di decentramento amministrativo ante litteram. Non vanno dimenticati gli atti in copia dei Parlamenti (secc. XIV-XVII), indispensabili per la conoscenza dell'istituto parlamentare d'importazione iberica. Non meno interessanti per la storia dell'architettura, dell'urbanistica e del costume cittadini sono, inoltre, le raccolte cartografica e fotografica (secc. XIX-XX).

L'archivio cagliaritano annovera anche materiale di provenienza privata, pervenuto per donazione o acquisto, come il fondo Sanjust (secc. XVI-XIX), le carte ottocentesche degli ingegneri Filippo VivanetFelice Giordano, al quale si deve la costruzione dell'acquedotto di Cagliari, e dell'architetto Gaetano Cima, che diede un nuovo volto alla città, nonché la raccolta di oltre 500 Autografi di uomini illustri che animarono il panorama culturale e politico sardo tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Particolare rilievo riveste inoltre l'archivio Aymerich di Laconi (secc.XIV-XIX), prodotto dall'omonima famiglia di feudatari; altri due nuclei dello stesso archivio, meno consistenti, sono conservati presso l'archivio del comune di Laconi e presso l'Archivio di Stato di Cagliari. Eterogeneo e ricco di curiosità è, infine, il fondo dei Manoscritti (autografi di politici e personaggi di cultura, secc. XVII-XIX), costituitosi grazie alle donazioni di benemeriti cittadini.

La sezione antica dell'archivio comunale di Oristano è più recente (XV-XIX sec.) e meno consistente di quella cagliaritana.

Essa è tuttavia altrettanto interessante e perciò è stata in gran parte restaurata nel 1990 con finanziamenti statali. Le sue Pergamene, gli Atti deliberativi e contabili e la copiosa Corrispondenza, testimoniano le vicende della città e quelle di altri piccoli comuni che, soppressi nel 1927, sono divenuti frazioni del capoluogo. L'archivio è attualmente in corso di inventariazione e può essere consultato a richiesta. 

Al XV secolo risale anche il pezzo più antico dell'archivio storico di Bosa.

Le sue serie più importanti sono costituite dai Libres de la Conselleria (dal 1606), ossia delle risoluzioni della municipalità, e dagli atti deliberativi degli organi comunali successivi (dal 1836), già restaurati con finanziamenti statali e comunali; dai Privilegi concessi dai sovrani alla città (1471-1776); dai Libri del Clavario (dal 1576); dagli atti delle Cause e Liti (dal 1626); dai Copialettere (dal 1701) e dai Bilanci (dal 1773). Gli sono aggregati, come capita spesso nei comuni sardi, l'archivio della locale Congregazione di Carità (dal 1847) e quello del Barracellato (dal 1733), un corpo di guardie campestri tuttora operante in Sardegna. (http://www.comune.bosa.or.it/)

La documentazione del Partito Nazionale Fascista e della GIL (Gioventù Italiana del Litlorio), rinvenuta nel corso dei lavori di riordinamento effettuati negli anni 1989-1995, in quanto prodotta da enti statali soppressi è stata consegnata all'Archivio di Stato di Nuoro attraverso un'azione di tutela della Soprintendenza.

La procedura di versamento all'Archivio di Stato competente (Cagliari) è stata riservata anche alla documentazione del PNF detenuta da altri comuni, come Sant'Antioco. Analoga azione è in corso per gli archivi degli Uffici del Conciliatore, spesso aggregati ai complessi documentari dei comuni. Tale magistratura ha prodotto nel tempo grandi quantità di atti che documentano le diatribe e le principali difficoltà nei rapporti sociali quotidiani di ogni comunità e, ad esempio, si può ritrovare integra a Domusnovas (1896-1960), o mutila, ma comunque copiosa, a Quartu Sant'Elena, dove la parte più antica è andata perduta durante una manifestazione popolare nel 1906.

Ancora sulle città regie, si ricorda che gli archivi storici di Iglesias e Alghero hanno ottenuto, rispettivamente nel 1978 e nel 1990, un importante riconoscimento ministeriale attraverso la dichiarazione di particolare importanza.

L'archivio di Iglesias - proprietario del cosiddetto Breve di Villa di Chiesa (1327), gioiello archivistico per la Sardegna, contenente, tra l'altro, norme in materia di miniere - conserva copioso materiale, illustrante sin dal periodo pisano la storia del centro minerario, crogiolo di genti e culture diverse. Ad arricchire le testimonianze sulla peculiare vita economica del territorio, nel 1993 l'ex Società mineraria Monteponi Montevecchio s.p.a. ha inoltre ceduto all'archivio iglesiente la propria notevole mole documentaria. Relativo al periodo 1850¬1993, tale materiale è oggi ordinato e fruibile anche attraverso mezzi di ricerca informatizzati, che consentono agli studiosi di spaziare agevolmente dalle serie relative alle attività contabili, amministrative, produttive, sociali, alle serie fotografica e cartografica, bibliografica, del personale e dell'amministrazione generale delle società. 

L'archivio comunale di Alghero, altrettanto antico e prezioso, è costituito da Pergamene (1319-1726), Carte reali 0355-1715) e numerose serie documentarie utili per lo studio della società e del territorio, e anche di strutture quali il lazzaretto, il teatro o il porto. Altre serie, invece, riguardano l'estrazione del corallo, una delle principali risorse dell'economia del centro, oppure testimoniano l'attività dei Gremi, associazioni di artigiani di origine catalana. Il vero fiore all'occhiello di quest'archivio sono i registri contenenti i privilegi concessi alla città, impreziositi da raffinati capolettera ornati e noti come Codici A, B, C e D (secc.XIII-XVIII). 

L'archivio storico di Sassari, altra importante città regia, ha invece subito notevoli dispersioni; esso tuttavia, abbracciando gli anni dal 1300 al 1800, conta ancora numerosi pezzi di pregio, quali i Codici statutari (1316), uno in sardo logudorese e uno in latino, probabilmente trascrizioni di testi più antichi, anteriori al 1294. Esso è rimasto depositato per decenni presso l'Archivio di Stato sassarese e solo di recente si è registrato un notevole risveglio di interesse nei suoi confronti da parte dell'amministrazione comunale. Quest'ultima, istituita la separata sezione, ha oggi provveduto alla riacquisizione del proprio materiale e alla sua valorizzazione. 

Copia fedele dello statuto sassarese è quello redatto nel 1336 per la città regia di Castelsardo (già Castel Genovese e poi Castellaragonese): una parte del suo archivio è depositata presso l'Archivio di Stato sassarese (secc. XIV-XVII); un'altra si trova invece in locali comunali, assieme alla parte postunitaria.

Fa storia a sé il caso di Nuoro. Il capoluogo, già villa infeudata a diversi signori ed elevata al rango di città nel 1836, ebbe la sede comunale devastata da una sommossa popolare (1864) che danneggiò anche l'archivio. La sua documentazione (Risoluzioni dei consiglieriDeliberazioni Consiglio e GiuntaCopialettere) decorre dal 1772.

  

Ville rurali

Raramente gli archivi delle ville rurali sono anteriori al '700; inoltre, per incuria umana, calamità naturali o altri accidenti, hanno subito spesso gravi dispersioni. Tuttavia, recenti interventi di ordinamento hanno consentito spesso di recuperarli e renderli consultabili mettendo in luce un panorama archivistico comunque vario e prezioso per la ricostruzione della storia delle diverse realtà locali.

Tra quanti ancora vantano materiale relativo ai rapporti tra i vassalli e il feudatario, si possono segnalare:

  • l'archivio di Baunei, con documentazione del '600 relativa ai tributi pagati dai "comunisti" fino al momento del riscatto dei feudi, avviato dal governo sabaudo a partire dal 1838;
  • l'archivio di Ghilarza, per la presenza di documenti comprovanti i diritti della comunità (dal 1578). Al fine di incrementare le proprie fonti storiografiche relative a periodi più recenti, quest'ultimo comune ha inoltre attivato le trattative per l'acquisizione dell'archivio di Angelo Corrias, nativo del luogo e diplomatico impiegato in sedi prestigiose come Lisbona e Vienna, dove operò durante i fatti d'Ungheria del 1956, concludendo la sua carriera come capo del cerimoniale dei presidenti della repubblica Segni e Saragat.

Sono invece fondamentali  su temi come l'amministrazione della giustizia, la gestione delle terre comuni, i conflitti tra le ville per questioni territoriali, la nascita degli organismi rappresentativi delle comunità o delle prime forme di mutuo soccorso, gli archivi di:

  • Mandas, completamente recuperato, ben conservato e valorizzato da personale specializzato che cura anche la pubblicazione sul web delle serie principali
  • Nurri, Macomer e quello della curia baronale del marchesato di Neoneli, che - consistendo in registri dei bollettini rilasciati dai ministri di giustizia del feudatario per legittimare la proprietà del bestiame e dai registri dove venivano riportati i marchi apposti sui capi - rappresenta una nuova fonte d'indagine sulle attività connesse all'allevamento nella Sardegna del XVIII secolo.

Negli archivi delle ville rurali si trovano anche nuclei di documentazione particolari, come, ad esempio:

  • quello dell'OND (Opera Nazionale Dopolavoro), poi ENAL, di Carbonia, dove sono documentate le iniziative di un ente che nel periodo fascista fu l'unico organizzatore della vita sociale della comunità
  • quello dell'Ospedale Managu di Siddi, istituito nel 1860 con lascito testamentario
  • le carte relative a una fondazione istituita ad Aritzo da un emerito cittadino nel lontano 1641, le quali, recentemente rinvenute tra i documenti comunali, hanno consentito di farla rivivere e mettere a concorso delle borse di studio per studenti universitari.

Pochi sono i comuni che hanno conservato integre le carte delle comunità di villaggio:

  • Assemini ha ancora tutta la serie delle deliberazioni del Consiglio comunitativo, dalla sua istituzione nel 1771 alla riforma del 1848, che determinò la nascita del comune moderno
  • Cabras conserva invece Delibere (1772-1841), i Libri di amministrazione (1743-1833), l'Inventario dell'archivio della comunità (1690), preziose testimonianze restaurate dal comune e valorizzate in una mostra.

Le trasformazioni ambientali che hanno caratterizzato il ‘900 in funzione dello sviluppo economico trovano riscontro nei documenti più recenti di numerosi centri. Due esempi per tutti:

  • Villasimius, che grazie al suo litorale si è trasformato in uno dei principali centri di turismo estivo
  • Sarroch, che invece ha sacrificato le sue coste ad un grande insediamento petrolchimico

Il comune di Genoni, al contrario, è uno di quelli che ancora possono vantare un ambiente naturale intatto e ne conservano la storia nei propri archivi. Comproprietario con altri comuni della Giara detta di Gesturi, nota per la flora e la fauna davvero particolari, Genoni conserva infatti tra la documentazione comunale atti come la Division da las Vidazzones de Genony y Lacony del 1739, nonché mappe a e altro materiale relativo al territorio nella prima metà dell'Ottocento.

 

Monti di soccorso

Ulteriori prospettive di studio sul mondo agropastorale sono offerte dalla documentazione, spesso aggregata a quella dei comuni, dei Monti di soccorso, che sin dal '600 concessero prestiti in grano, orzo e denaro allo scopo di liberare i contadini dalla schiavitù dell'usura. A Busachi, ad esempio, il fondo completo del Monte del villaggio (1767-1844), restaurato nel 1990 con finanziamenti statali, dà un quadro esaustivo dei benefici apportati da tale sistema creditizio diffusosi in tutta l'isola.



Ultimo aggiornamento: 27/12/2018