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Soprintendenza archivistica della Sardegna

Storia

A voler descrivere, per grandi linee, l'evoluzione storica dell'attività di vigilanza, si deve risalire al 1875, quando a livello normativo fu dichiarato l'interesse nazionale per la sorte degli archivi non statali. A dare la spinta decisiva in questo senso fu il Sesto Congresso storico italiano (1895), in seguito al quale fu disposto l'intervento del governo, attraverso gli Archivi di Stato, per l'ordinamento degli archivi di comuni, curie vescovili, parrocchie e ogni altro ente morale "in modo da servire ai desideri degli studiosi".

Grazie a questa iniziativa, Silvio Lippi e Michele Pinna, dell'Archivio di Stato di Cagliari, poterono riordinare l'uno l'archivio comunale del capoluogo e l'altro quello di Iglesias e del Capitolo metropolitano di Cagliari e vedere pubblicati i relativi inventari. Nel 1902 lo stesso Lippi pubblicò l'Inventario del R. Archivio di Stato di Cagliari e notizie delle carte conservate nei più notevoli archivi comunali, vescovili e capitolari della Sardegna, dove si fornivano preziose informazioni, raccolte in loco dall'autore, sugli archivi civili e religiosi di Cagliari, Ales, Bosa, Iglesias, Lanusei, Oristano, Tortolì, Sassari, Alghero, Castelsardo, Nuoro, Ozieri e Tempio.

Tra il 1927 ed il 1937, infine, Antonio Era, dell'Università di Sassari, diede alle stampe due lavori di carattere storico-giuridico ma con informazioni dettagliate sugli archivi comunali di Alghero e di Oristano.

Una svolta fondamentale all'azione di vigilanza fu impressa con l'istituzione delle Soprintendenze archivistiche, costituite per tale funzione con la legge n. 2006 del 1939. Alla Sardegna, tuttavia, non fu riconosciuta una specifica autonomia, facendo capo alla Soprintendenza per la Liguria, la Lunigiana e la Sardegna. Grazie ad un'azione ispettiva allora avviata in maniera capillare, numerosi ed importanti archivi comunali, ospedalieri e di altri enti pubblici furono censiti e si entrò in contatto con privati proprietari di archivi rilevanti.

Finalmente, il DPR 1409/1963 istituì una Soprintendenza con competenza circoscritta alla sola Sardegna, che ampliò l'attività di vigilanza e intensificò il rapporto con gli ecclesiastici. A seguito dell'applicazione della legge n. 285/1977, si sono quindi potenziate le linee operative tracciate negli anni precedenti dal soprintendente Giovanni Todde, prematuramente scomparso nel 1984. I risultati di tale azione sono cronaca recente e sono rappresentati nelle pagine che seguono.

Le disposizioni normative di questi ultimi anni  hanno segnato da un lato la sistematizzazione della disciplina sui beni culturali, attuata con il Codice (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42), ed  anche  un ulteriore incremento della sfera di attività amministrativa delle Soprintendenze  Archivistiche. In particolare il DPCM 29 agosto 2014, n. 171 all’art. 36 ha meglio identificato e specificato le competenze del Soprintendente archivistico, già ampliate dal decreto 6 luglio 2010 del Direttore Generale per gli Archivi con cui si delegavano al Soprintendente le funzioni relative alle autorizzazioni agli interventi di cui all’art. 21 del Codice e al prestito di beni archivistici per mostre e esposizioni.

 



Ultimo aggiornamento: 18/10/2018